TRUE COMMITMENT #24
The Destination Unknown Endurance Coaching Newsletter
New Year, Same Me
Con l’avvio di Gennaio si fa largo in molti atleti che conosco, e non necessariamente alleno, una sorta di necessità impellente di tirare le somme in maniera molto matematica di quel che è stato l’anno passato, e di quello che si spera di ottenere da quello in apertura.
Complici i giorni di transizione della pausa Natalizia, che vanno a interrompere una routine ligiamente rispettata dall’ultrarunner equilibrista tra lavoro, famiglia e corsa, si comparano gli attesi bilanci asettici di Strava sulle nostre gesta, li si archiviano in una pagina della nostra mente destinata ad aprirsi solo con le chiacchiere da bar tra amici, e si guarda il nuovo anno sognando, sperando, caricandosi di aspettative verso il prossimo obiettivo, e i fantasiosi mezzi per realizzarlo.
Poi noi allenatori ci mettiamo il nostro: cerchiamo di costruire stagioni sensate che sappiano raccogliere il meglio di quello che l’atleta ha già in tasca, e di trasportarlo verso la famigerata ‘migliore versione di se in ottica della designata gara ‘A’ dell’anno. Questo si amplifica (o si rende necessario in qualche caso) quando l’atleta per un po’ si è messo tranquillo senza pianificazione per viversi una off-season degna di tale nome, calando drasticamente volume e qualità settimanali, col risultato di viversi la ripartenza di Gennaio veramente come uno ‘start’ quasi da zero.
É un fenomeno che vedo sempre più spesso: da una parte riconosco che sia importante per l’amatore prendersi del riposo in coda a gare e obiettivi, dall’altra mi rendo conto che costruire tutti gli anni una pianificazione ‘single target-oriented’ ha trasformato più di qualcuno in una persona focalizzata sul lavorare costantemente ‘a progetto’ e di attendere il nuovo anno semplicemente per iniziare da capo. In questa maniera, molto del processo di miglioramento del singolo va a perdersi, non solo fisiologicamente ma soprattutto mentalmente: se poi per qualche motivo l’obbiettivo principale dell’anno prima è stato deludente allora apriti cielo, tutto il miglioramento costruito viene inconsciamente cancellato con un colpo di spugna in attesa di avere qualcosa di ‘più grosso’ da raggiungere.
L’ottica abominevole ‘New Year, New Me’ non aiuta a prescindere un processo di crescita dell’atleta, che rischia di perdere di vista il focus: allenarsi per allenarsi, migliorare per il gusto di migliorare, imparare per la voglia di scoprire qualcosa di nuovo su di se e quello che vuole fare o essere nello sport che lo appassiona.
Personalmente, da atleta che da 8 anni rincorre religiosamente una polverosa gara Californiana, sono caduto nel tranello di cui sopra più di qualche volta. Inaspettatamente, dopo qualche anno a guardarmi in terza persona, quello che posso dare ai miei atleti è proprio la consapevolezza che c’è un enorme processo personale in ognuno di noi che se ne sbatte delle sovrastrutture con cui abbiamo creato il nostro calendario.
Dopo l’abusata massima de ‘Il miglioramento non è un processo lineare’ aggiungo che ‘non è nemmeno stagionale’. Riuscire a tenere il focus su se stessi in barba a come il proprio contesto di amici, gare, corse stia cambiando è il migliore regalo che ci si possa fare all’affacciarsi del nuovo anno. Non è quante volte inizio ad allenarmi a circuito chiuso, forti del miglior metodo science based a disposizione, che mi renderà un atleta migliore: ma la continuità con cui saprò prendere il meglio di quello che ho costruito per la mia crescita passata, e trasferirlo verso la preparazione futura.
Periodizzare è necessario, creare dei loop di programmazioni che non rispettino in primis la nostra capacità di evolvere, non lo è. Personalmente, la parte migliore del mio lavoro in questo periodo è creare i ponti giusti tra una stagione e l’altra con gli atleti con cui lavoro: per qualcuno avere qualche gara-riempitivo aiuta a testarsi e a capire cosa prioritizzare nel periodo successivo, per altri semplicemente mantenere alti la concentrazione sul volume mensile distanti dagli obiettivi riesce a creare un cuscinetto di crescita importantissimo per il prossimo futuro.
I migliori auguri per l’anno entrante ve li faccio con una lista di cose da avere nella vostra cassetta degli attrezzi:
Gli obiettivi veri, che vi mettano un emozionante peso sullo stomaco: imprimeteveli a inizio percorso, poi dimenticateveli e concentratevi solo sugli step per arrivarci.
La capacità di visualizzare il processo senza paraocchi verso gli altri aspetti della vostra vita, e soprattutto senza guardare al percorso degli altri
La costanza, o continuità (al secolo anglosassone consistency): la base di tutte le cose nella Religione dell’Endurance.
La massima ‘when in doubt, volume over intensity is always a good choice’ di Steve Magness
Assicuro invece che possiate tranquillamente fare a meno di
Cercare ‘pillole’ magiche che svoltino completamente la vostra maniera di allenarvi, o la rivoluzionino perché siete atleti ‘speciali’.
Credere di avere tutto sotto controllo nel vostro processo di crescita.
Avere fretta di raggiungere dei risultati, ignorando che anche i momenti ‘negativi’, o particolarmente duri della preparazione, siano utili.
Sembra tutto molto semplice, ma siamo incredibilmente bravi a renderlo complicato. Best of luck!
Happy DU Year
Coach Tommy
6 steps to wisdom
Anno nuovo, buoni propositi. Costruiamoli su solide basi.
Era il 2016 quando Seiler, riprendendo la teoria della gerarchizzazione dei bisogni, dello psicologo Abraham Maslow, disegnò la piramide dei bisogni dell’allenamento.
Stephen Seiler forse l’ho già citato in questa newsletter, lo farò altre volte. È uno dei più importanti studiosi delle scienze motorie e negli anni ha pubblicato alcuni tra i migliori articoli scientifici disponibili sulla corsa e sullo sport di endurance in generale.
Con il suo discorso Seiler voleva evidenziare come, al giorno d’oggi, siamo sottoposti ad un continuo bombardamento di informazioni sull’allenamento, sulla tecnologia, sulle scarpe, sulla nutrizione e troppo spesso perdiamo di vista le cose che contano veramente per diventare atleti migliori. Nel caso dei corridori, ci dimentichiamo che la cosa più importante da fare è: correre.
Vi presento in queste righe la piramide, leggermente riadattata, ridisegnata e tradotta, prendendo anche spunto da quella che Jason Koop, altro allenatore spesso citato tra questi articoli, propone nel suo libro “Training essentials for Ultrarunning”.
La piramide ci accompagnerà anche nei prossimi mesi dove, pezzetto per pezzetto, cercheremo di analizzare i vari argomenti che la compongono.
Come dicevo, essendo gennaio, vorrei partire dai buoni propositi per costruire un anno di atletiche soddisfazioni. Alla base della piramide troviamo il volume totale di allenamento e la frequenza degli allenamenti stessi. Questa partenza può sembrare banale ma credo che sia fondamentale andare a sottolinearla ancora una volta. Lo fa pure Kilian quando parla del suo 2024 dicendo che il 90% dei suoi risultati sono legati al volume di allenamento, allo stile di vita e alla continuità tenuta negli anni.
L'aneddotica non basta. Mi viene in soccorso Muniz‑Pumares che con i suoi colleghi ha da poco pubblicato uno studio molto importante su allenamento e risultati in maratona ([1]Muniz-Pumares et al., 2024).
Nello studio, grazie ai database di Strava, sono stati coinvolti 119.000 corridori, un ordine di grandezza da capogiro se paragonato a quello che vediamo solitamente negli studi fisiologici.
Dall’analisi dei dati di corsa registrati in allenamento e nelle oltre 150.000 maratone completate dagli atleti presi in considerazione, si è potuto vedere come all’aumentare del chilometraggio e del tempo totale di allenamento, del numero di giorni di attività del numero di long run effettuate e la loro lunghezza totale, andasse a diminuire in maniera significativa (p<0,01) il tempo finale della maratona, potendo così affermare al termine del paper che un elevato volume di allenamento è la caratteristica distintiva di una grande prestazione in maratona.
Quindi se devi fare un buon proposito per il 2025 e vuoi migliorare le tue prestazioni allaccia le scarpe ed esci a correre, aumenta il tuo volume ed aumenta il numero di giorni attivi.
Non basta. Il dato abbastanza sconvolgente ottenuto da questo studio è un altro. Al crescere della percentuale di tempo passato a correre in zona 1 rispetto al totale (considerato un modello a 3 zone) diminuisce il tempo in maratona dei partecipanti allo studio mentre, al crescere della percentuale di tempo passato a correre in zona 2 ed in zona 3 rispetto al totale (considerato un modello a 3 zone) il tempo in maratona AUMENTA.
Ma ho già scritto troppo per questo mese, di distribuzione dell’intensità dell’allenamento ne parleremo più approfonditamente nella prossima uscita di True Commitment, proseguendo l’analisi della piramide.
Coach Ambro
Coach on the run: Swiss Alps 100
Episodio due dei racconti del 2025 degli allenatori DU.
Questa volta è Coach D a mettersi a nudo: dopo qualche anno, ritorna alla sua distanza del cuore. Ma come ci è arrivato? In che modo ha costruito la sua stagione? Com’è andata?
QUI il suo racconto.
DU coaching: by runners, for runners!
QUOTE OF THE MONTH
"Complex, not complicated: coaching is full of nuance—don’t get lost in the details." - Stu McMillian
“Complesso, non complicato: il coaching è pieno di sfumature, non perdetevi nei dettagli”. - Stu McMillian
LUT CAMP Cavalese - 15-18 Maggio
Ritornano i Camp DU.
Quest’anno partiamo presto e vi diamo già date e dettagli del primo, il nostro classico appuntamento dedicato a LUT (o ad altre gare del periodo), non necessariamente solo per Cortina.
Quest'anno si va a Cavalese, dove abbiamo trovato una struttura che ci ha dato grande disponibilità e ambiente ideale per mettere giù km in ambiente di montagna senza andare troppo in alto troppo presto. Da giovedì 15 a domenica 18 maggio: aspettatevi parecchi km, svariati metri di dislivello, innumerevoli risate e la possibilità di tartassare i nostri coach, presenti in massa.
Il costo è di € 600 (€ 550 per gli atleti DU) in camera doppia con trattamento di mezza pensione (bevande escluse) e buffet a cena (la struttura ospita regolarmente le Nazionali maschile e femminile di pallavolo, è abituata a lavorare con atleti affamati). Comprende come sempre tutto, uscite, parte teorica, test materiali e varie.
IMPORTANTE: il Camp, è aperto a tutti, indipendentemente da livello o altro, chi è già stato ai nostri Camp lo sa, c'è spazio e modo per far correre e divertire tutti.
Se siete interessati e volete ulteriori informazioni, basta riempire il form QUI.
Iscrizioni entro lunedì 10 febbraio!
BIG ROCK ENDURANCE RUN
Si, avete letto giusto.
Se vi iscrivete a Big Rock Endurance Run 100 miglia entro fine Gennaio, pagate solo € 80. Per una 100 miglia completamente segnalata, ristori ogni 8 km, possibilità di pacer, campeggio gratuito e fibbia (se la finite).
Non è EARLY MADNESS, è BEYOND MADNESS.
Vi ricordiamo che quest’anno oltre a 100 miglia, 50 miglia e 50 km, abbiamo messo anche una 16 k alla domenica mattina per far contenti anche gli speed demons.
Ci si vede a Vialfré, don’t miss out!
Davide & Mari (the Race Directors)
SONG OF THE MONTH
La piramide di Coach Ambro mi ha fatto subito venire in mente Riot Stairs, il mio pezzo preferito dei Deadguy, supergruppo del New Jersey con dentro gente di Lifetime, Rorschach, No Escape, Mouthpiece. Trasuda violenza e disperazione dalla prima metà ombrosa alla parte centrale arrembante al finale caotico. Una metafora di qualsiasi gara di trail che si rispetti. Twelve steps to paranoid, twelve steps to delusion,
twelve steps to isolation
Coach D








Ciao Davide,
dove acquistate e fate fare le buckle per la Big Rock?
grazie!
saluti