TRUE COMMITMENT #22
The Destination Unknown Endurance Coaching Newsletter

UTMB e Chamonix, croce e delizia. Siamo alle solite febbri da fine agosto… ma anche tra chi non partirà/arriverà da Chamonix, ci saranno tante persone che avranno o hanno avuto in questo periodo la loro gara A o quel FKT pianificato da mesi. La fine estate evoca sentieri e strade da percorrere per ore, notti lunghe e cieli tersi, stanchezza, morti apparenti e rinascite inaspettate.
Eppure anno dopo anno torniamo a cercare una nuova sfida.
Quando sarete lì, ricordatevi che vivere certi momenti, dalle farfalle nello stomaco alla partenza alla disperazione della crisi più buia fino alla gioia dell’arrivo, ma anche il percorso che facciamo per arrivare alla nostra sfida, è un privilegio che non dobbiamo mai dare per scontato ma che andrebbe assaporato in ogni secondo. La corsa resterà sempre una cosa semplice e per certi versi inutile. Ma come tante cose semplici, è una celebrazione di chi siamo, come racconta anche Coach D qui sotto.
A proposito, volete sapere com’è andata a finire Swiss Alps? Chiedete direttamente a lui. Ma se volete farvi due risate e scoprire davvero il meglio/peggio di Coach D sotto stress… allora chiedete a Coach Ambro: lui c’era e ha visto quello che solitamente non viene mai riportato. Un privilegio, ahimè, toccato già ad altri allenatori. Il vero “upanayana” dello staff DU.
Domani prendo il mio treno, mi faccio raccattare da Ambro e me ne vado in Svizzera.
Ritorno a Swiss Alps. Per correre 100 miglia. Dopo 3 anni in cui non ho più messo su un pettorale (o quasi, se non contiamo 45 meravigliosi chilometri a Dolomiti di Brenta o URMA).
E sono terrorizzato.
In questi tre anni sono cambiate tante cose. E con esse, è cambiato anche il ruolo che la corsa ha nella mia vita. Per anni ho vissuto il susseguirsi di stagione dopo stagione con una struttura ben definita: il ciclo continuo di corse ed allenamenti, le mie uno/due gare annuali, la consapevolezza che anni di corsa mi avevano reso comunque in grado di gestire certe distanze, quasi come se fossero automatismi. Poi il COVID aveva scompigliato un po’ le carte e mi aveva obbligato a riflettere. Swiss Alps nel 2021 era stato anche provare a vedere se riuscivo a rientrare in una dimensione che prima era una certezza. E se era riuscita come gara, mi aveva già detto che qualcosa era cambiato. Da lì, sono successe troppe cose per fare finta di niente. La scomparsa di Paco, la crescita di DU, la corsa come lavoro, il nostro trasferimento in montagna. Intendiamoci, la corsa non ha mai smesso di essere un valore positivo nella mia vita e in quella di chi mi sta intorno. Anzi. Ma ho dovuto interpretarla diversamente, scoprire nuovi aspetti, nuovi valori. Forse, ho dovuto imparare che non dovevo darla per scontata.
E poi il tempo passa per tutti. E il mio corpo mi ricorda sempre di più come tutti quei chilometri fatti non erano un regalo, ma un prestito. Ha iniziato a richiedermi più attenzione ed ora sono qui con un ginocchio consumato che nessuno sa quanto reggerà. 5 ore? 10? 20? E poi? Stringerò i denti? Lo userò come scusa per potermi finalmente permettere un DNF?
Eppure ci torno. Perché ho da chiudere un mio cerchio. Devo mettere ordine nelle mie cose e lasciare che certi ricordi trovino il loro posto. Ma più di tutto ci ritorno perché ho voglia di stare fuori un sacco di ore. Chiudere tutto e pensare solo ai bisogni essenziali: avanzare passo dopo passo e cercare di restare in condizione di farlo. Perché mi è mancata quella sensazione… mettersi sulla linea di partenza e non sapere se vedrai quella di arrivo. Accettare che in quelle 24/30/36/40 ore potrebbe accadere di tutto e tu sei in maglietta e pantaloncini con tre cose che a volte ti hanno salvato la vita e altre tre che manco hai mai usato nello zaino. Assieme a qualche migliaio di Kcal processate da mandare giù senza farsi domande. Perché nonostante tutto, quello è ancora il mio posto.
Potrebbe anche essere l’ultima. Ma non me ne frega niente. Tutto quello che voglio adesso è rimettermi in moto senza sapere quando finalmente potrò fermarmi. E se sarà in mezzo ad una montagna qualsiasi del Vallese, in un ristoro di un villaggio da cartolina asettico come solo in Svizzera trovi o appena dopo la linea di arrivo, importa anche relativamente. Quello che mi importa adesso è che sono pronto per entrare di nuovo nel buio. Ci vediamo dall’altra parte, ovunque essa sia. To Carthage, again.
Coach D
La corsa in montagna per chi montagna non ne ha - Parte Terza
Avevamo accennato a come possa venire utile per chi non ha salite a disposizione (ma onestamente vale per tutti) cercare di lavorare alcune specificità con delle routine di forza.
Siccome sappiamo già buona parte delle vostre obiezioni, in Project X, che è il ramo di Destination Unknown dedicato allo S&C, abbiamo studiato alcune routine semplici, facili, e veloci che mirano all’essenziale… e a farvi fare del buon lavoro di forza anche se “non ho tempo”, “non riesco”, “è troppo difficile”.
Questa che vi mostriamo qui, è la nostra routine base: tre esercizi semplici, facili da eseguire ovunque e senza bisogno di alcun strumento.
Qui la trovate su Workoutlabs: potete mandarvela al mobile o stamparvela ed appenderla in cameretta. Sotto invece, un breve video dove Coach D (non sparate sul pianista) spiega la routine.
#furtherfasterstronger
Putain de Chamonix!
Il Camp di Luglio ha lasciato scorie, ferite, stanchezza, ricordi, emozioni e amicizie che resteranno. Potete anche fare finta di niente, potete amarla, potete odiarla, potete sognarla o potete disprezzare il suo lato ammiccante e commerciale… e non saremo noi a darvi torto. Ma se avete corso anche solo una volta sui suoi sentieri, Chamonix non potete ignorarla. Parole e foto by Coach “Psylocibin” Ambro.
Ogni pietra, ogni cespuglio, ogni angolo qui è come impregnato di una resina, che lascia una scia, un'odore particolare al nostro passaggio. Penso sia l'odore lasciato dalla storia, lasciato dallo scorrere degli atleti prima di noi, che qui hanno costruito quello che è oggi il nostro sport.
Essere qui vuol dire, inevitabilmente, esserne parte. Non solo. Calpestare questi stessi sentieri, tentare inutilmente di inciderne le pietre, passo dopo passo, allenandoci per provare di girare attorno a questa gigantesca montagna, vuol dire scrivere, a nostra volta, una microscopica parte di questa storia.
Eccoci qui. Nella luce livida di un mattino di luglio, il sudore che ci scorre sulla faccia. È questo il sacrificio richiesto dalle divinità, che albergano sopra i quattromila metri, e sembrano irriderci nel nostro minuscolo sforzo per salire un'altra rampa ancora? Forse, o forse questo pensiero animistico è solo sputato da un cervello gonfio di acido lattico, poco importa. Ancora una rampa, e un'altra ancora. Tra un mese partiremo dalla chiesetta di Chamonix e proveremo a ritornarci.
QUOTE OF THE MONTH
"Uno non è un grande allenatore quando fa muovere i giocatori secondo le proprie intenzioni, ma quando insegna ai giocatori a muoversi per conto loro.
L’ideale assoluto avviene nel momento in cui l’allenatore non ha più niente da dire perché i giocatori sanno tutto quello che c’è da sapere" - Julio Velasco
BIG ROCK ENDURANCE RUN
Ci siamo quasi ragazzi, gli iscritti crescono e la temperatura anche! I numeri iniziano ad essere importanti su tutte e tre le gare. Sulla 100 miglia è già stata lanciata qualche amichevole sfida all’ultimo sangue: se non correte, venite comunque, sarà uno spettacolo.
Ricordiamo: tre gare su un circuito da 10 miglia (16 chilometri), nell’Area Naturalistica di Pianezze, in pieno Anfiteatro Morenico d’Ivrea. Due ristori sul percorso, no materiale obbligatorio, Race Headquarters con cibo, musica, Camp dove montare le tende e tante iniziative collaterali per portare più gente possibile a fare festa e supportare i runners impegnati nelle gare. E si, per la 100 miglia c’è anche la fibbia.
Occhio, a fine agosto scade la tariffa agevolata…
CHAMONIX SHAKEOUT
Ma certo che saremo anche a Chamonix. Come si fa a non esserci?
E allora, anche in terra savoiarda, ci sta la Shakeout Run rituale. Quest’anno partiamo dalla zona pic-nic davanti all’Ospedale di Chamonix: un po’perché vogliamo portarvi alle Casacade du Dard, un po’ perché post corsa potrebbe esserci una bella sorpresa con gli amici di Buckled (say no more). A proposito, avete bene in mente il loro programma per la settimana UTMB? No? Meglio ripassare allora… “Café au lait” per tutti!
L’Ospedale è raggiungibile con i Mulet, i bus gratuiti di Chamonix. Ci sono anche pochissimi posti dove parcheggiare di fronte al Camping: in ogni caso NON usate il parcheggio dell’Ospedale, please. Be smart.
Ore 17:30, 5 km e 200 metri di dislivello a ritmo tranquillo, chi vuole esagerare… può allungare arrivando dal Centro, da Argentiere, da Les Houches o direttamente da Courmayeur, se avete hambre.
#seeyouinCham
SONG OF THE MONTH
Avrei potuto scegliere almeno 10 canzoni dei Farside, sparse tra i 2 Ep ed i 3 LP. Non ce n’è uno che non contenga almeno una manciata di canzoni a cui ho attaccato ricordi, luoghi, persone, momenti speciali. Ma Worlds, messa all’inizio di Rochambeau, mi ha sempre colpito al cuore, anche perché ci avevano aperto un’indimenticabile concerto a Torino in una fredda serata invernale (qualche lettore di questa newsletter c’era). E poi il verso qui sotto, si adatta benissimo ad un certo tipo di situazione che noi runners conosciamo bene!
Don't let the world around you
Control the world inside of you
You've got to shut out all
Those voices that you're hearing
Don't let the world around you
Control the world inside of you
It's your life (sostituire a piacere con race) to live










buona gara Davide!